I Golden Globes saranno anche la prestigiosa anticamera degli Oscar ma in molti ormai li guardiamo anche per vedere festeggiati quegli eroi ed eroine di cui godiamo con maggiore frequenza (con cadenza settimanale, a volte per mesi) e spesso con più smodata passione indotta dalla intossicante dipendenza “seriale”.
Siamo “silenziosamente” felici per The Artist (ancora in sala), auguriamo da decenni ogni bene a Meryl Streep (The Iron Lady) e ci siamo divertiti a sentire Clooney commentare la mazza (secondo lui ottima per il golf… qui allo scoccare dei 2′) di Michael Fassbender in Shame (anch’esso sui nostri schermi), ma vedere su un palco importante il cast al completo della propria serie tv preferita per alcuni è impagabile…
Così domenica notte ci siamo commossi per la vittoria della splendida Jessica Lange in American Horror Story (dopo zombie e vampiri mancava una miscela inquietante… confermata ora negli Usa la seconda stagione), per l’ennesimo premio alla divertentissima serie Modern Family, per la meritata vittoria della serie drama più bella e tesa dell’anno (Homeland, finalmente in onda da febbraio anche in Italia su Fox) e soprattutto per l’impacciato discorso di Matt LeBlanc, che anni fa sembrava destinato a scomparire schiacciato dal successo di una delle sit-com più fortunate di sempre (Friends) e dall’insuccesso di uno spin-off dedicato proprio al suo personaggio (Joey). LeBlanc ha vinto il premio come protagonista (recita nella parte di se stesso) di una serie comedy o musical per l’intelligente e graffiante Episodes. Sette divertentissime puntate di co-produzione anglo-americana (BBC-Showtime): una coppia di sceneggiatori inglesi viene invitata in California per realizzare il remake americano della loro serie più famosa (show must go on e loro scopriranno a che caro prezzo). Metatelevisione? Imperdibile per i serialmente pazzi (ma ancora colpevolmente inedita in Italia).























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